Abstract

L'articolo si focalizza sulle opere prodotte dalle fumettiste femministe durante gli anni Settanta. Dopo una prima introduzione alla figura della donna artista, che dall'anonimato del Medioevo raggiunge una fama—seppure effimera—durante il Rinascimento, si indaga la nascita del fumetto alla fine del XIX secolo. Questo nuovo genere letterario vede all'opera alcune donne, a cominciare da Paola Lombroso che propone il progetto del “Corriere dei Piccoli”, ma soprattutto veicola fin dalle origini alcuni stereotipi femminili destinati a lunga vita. Solo negli anni Sessanta al modello dell'eterna fidanzata o della casalinga frustrata si affianca quello di Barbarella e Valentina, donne disinibite che si servono della propria carica erotica per rivendicare un ruolo autonomo rispetto all'universo maschile. Nasce così un discorso che nel decennio successivo si intreccia con la riflessione del femminismo liberatorio, a partire dalla riflessione di Carla Lonzi. Autrici come Nidasio, Ghigliano, Maldini, Verna, Simola e Sansoni sono alcune delle più importanti voci del fumetto femminista che si rivolte a un pubblico prettamente femminile, a cui si vuole regalare una nuova prospettiva di lettura sulla storia delle donne e di riflessione sui loro diritti.

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